fabrizia 的个人资料♠ Dipinto poetico della ...照片日志列表更多 工具 帮助

日志


1月31日

non.pensavi.fossi.invidiosa.vero?Si, è un brutto affare.

 E c'era questa ragazza nuda davanti a me mentre le nuvole si addensavano nel cielo e l'aria si faceva fredda da sera. C'era la sua pelle bianca che rifletteva la luce della lampadina accesa e rivelava riflessi bluastri delle vene. E imperfezioni giovani. E temevo che i vicini ci vedessero.  Che parlassero. Di me e una ragazza nuda che ci fronteggiavamo in una stanza, senza parlare.

E c’ero io che volevo toccarla, sfiorarle la pelle e sentirla respirare da vicino. Sembrava che il suo petto non si alzasse, avreste detto che il suo cuore non battesse. Sembrava così faticoso alzare una mano e fingere soltanto di volerla sfiorare con un dito. La sua espressione fissa parlava di cose da non fare e divieti da non poter interrompere per una carezza. Anche le parole erano ferme davanti al suo sguardo, la lingua arretrava e voleva scappare dalla bocca, lontana da lei. Così fissa, così immobile, da sembrare morta o immaginata, in piedi nel suo rigido controllo. Nella sua rigida assenza. Presenza nella stanza.

Mi sembravano così aspre le mie mani, così ruvide, temevo, toccandola, di rovinarla per sempre, non riuscivo a muovermi per il timore di farla fuggire via. Ma a stento sembrava mi vedesse. Nascosto fra i capelli biondi il suo corpo urlava gelo. E gemeva calore.

Due passi mi separavano da lei e la voglia, il bisogno, di salvarla dal suo abisso mi facevano male ai polmoni, e mi sembrava di non respirare e mi sembrava di non potere mai arrivare. E mentre mi soffermavo a sentire i polmoni contrarsi negli spasimi della mia paura lei stessa sembrava partecipare del mio fremito. Il suo petto, prima immobile, di colpo si alzava e si abbassava febbrilmente, scossa da fremiti manteneva l’espressione fissa e mi guardava attraverso. Cos’era?

Nella mente si avvicendavano le storie di fantasmi, e sogni, e visioni, e poi amori e passioni travolgenti. Ma non c’era nulla nella mia stanza quella sera, all’infuori di noi e del freddo gelido che ci divideva di due passi.

Mi sforzavo di leggere nel suo viso emozioni che forse non c’erano e giù, giù, nel profondo dei suoi occhi ad indagare storie cattive che non voleva raccontare.

Infondo a quegli occhi bui un’immagine sola mi colpì allo stomaco in un pugno: lei, distesa in una vasca da bagno nell’acqua rosata e nessun alito di vita a farle da contorno. Il bisogno di fare quei due passi e salvarla era doloroso al punto che riuscii a muovere un piede.

Inciampai.

E mentre inciampavo lei si chinava accompagnadomi fino a terra che non voleva lasciarmi, che dovevamo stare insieme, che stava andando via. Che voleva salutarmi. Tutto questo senza dirmi una parola, nel silenzio del buio e del freddo. Ma io credevo di capire.

Da terra, le gambe contratte sotto il corpo, la mia pelle raggrinzita in una brutta pelle d’oca, la sua che supponevo perfetta e delicata come petalo di un fiore morente ma non riuscivo a vedere bene, ricambiava lo sguardo con fiero dolore dipinto negli occhi.

E fuori le nuvole erano diventate nere tutte insieme e borbottava il cielo colmo di bile. E non aveva tempo per darci altro tempo, che doveva piovere, e doveva farlo in fretta. E il vento, non esagero, ma ululava e i cani abbiavano forte e due gatti litigavano.

Mi rialzavo tremando in questo momento di rabbia naturale e lei si alzava con me.

Tutte le decisioni erano state prese.

 C’erano cose che si potevano lasciare in sospeso. Persone che non necessitavano di essere salutate. Bastavamo noi, nell’unicità di un  duplice riflesso allo specchio, a scegliere strade da prendere insieme.

La lasciai nello specchio e andai verso il bagno.

Non credo che sarei mai riuscita a raggiungerla.

1月27日

io t'ho amato sempre, non t'ho amato mai.

Ciao.
mi apri?
si, sono ancora io.
si, sono tornato.
no, è che avevo lasciato le chiavi sul tavolino.
e ti volevo ricordare di comprare il latte.
e ti volevo dire anche una cosa.
solo che me la sono dimenticata.
va bene, sai come si fa quando si dimentica qualcosa?
si torna indietro.
si, si chiudila la porta altrimenti non vale.
e non mi guardare con quella faccia perplessa.
so quello che faccio.
fidati.
ciao. mi apri?
si, sono ancora io.
si, sono tornato.
ancora una volta.
no, è che dovevo prendere le chiavi sul tavolino.
e ti dovevo anche dire una cosa.
solo che non me la ricordo ancora.
che noia, dici?
mah, rifacciamo tutto, va, magari mi viene in mente.
sai come si fa quando si dimentica qualcosa, no?
e chiudi quella porta, che cazzo.
ma non capisci proprio niente?
("Io sono suo.")
Ciao.
sono io, mi apri?
ehi, mi senti?!
ooohhhoo.. sono io!
ehi, sono uscito tre secondi fa, mi vuoi aprire??
apri?!?
dove cazzo sei andata?
puttana,sei solo una puttana, non ci vivi senza di me, lo vuoi capire?
voglio le mie chiavi del cazzo.
e ti devo dire una cosa.
una cosa.
una cosa.
una cosa.
una cosa.
una cosa.
una cosa.
una cosa.
 
ti dovevo dire una cosa.