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24 ottobre Raro è trovare una cosa speciale Nella vetrina di un negozio centrale...Ma le più lunghe passeggiate 21 ottobre i miss youTo see you when I wake up
Is a gift I didn't think could be real. To know that you feel the same as I do Is a three-fold, utopian dream. You do something to me that I can't explain. So would I be out of line if I said I miss you
I see your picture, I smell your skin on the empty pillow next to mine.
You have only been gone ten days, but already I'm wasting away. I know I'll see you again Whether far or soon. But I need you to know that I care And I miss you.
[I miss you. Incubus.] 20 ottobre tramontanaoggi è una bella giornata.
oggi ho solo bisogno di una strada che non conosco per camminare all' infinito e del vento gelato addosso. e della musica nelle orecchie, per non sentire quello che dite, che poi non mi interessa e sono solo cavolate. se volete ripetere il mio nome fatelo per simpatia, non per covenienza. oggi ho solo bisogno che i miei capelli restino lisci come stamattina, degli occhiali da sole per vederci la metà d qll che vedrei senza. e del sole che non riscalda nulla sulla pelle. niente telefono, che la gente buona ce l'ho vicino al cuore, nelle tasche del giaccone. degli altri non ho bisogno. non ho bisogno della gente che mi abbandona. datemi il sole e un pezzo di pizza calda con le patate.
e 'fanculo a tutto il resto.
ps. ho un livido rosso enorme sull'avambraccio destro. qualcuno mi ha picchiato il giorno del mio compleanno.
pps. è strano che i lividi interni nessuno possa vederli, eppure sono quelli che danno più fastidio. perchè continui a colpire lo stesso punto senza accorgertene neppure. 19 ottobre vertiginiRimane immobile davanti allo schermo fissando le parole che appaiono una dopo l’altra. Legge una riga, non si accontenta. Segue con gli occhi il messaggio che la avverte che sta scrivendo. Le parole, dopo le parole, dopo le parole. Ed ecco che compare una riga ancora. La divora. Le mani sulla tastiera immobili cercano di tradurre quella sensazione di vertigine che sente dentro. Tutto intorno tace, nel primo pomeriggio caldo e sudato al mondo c’è solo lei seduta sul letto a gambe incrociate che fissa lo schermo. Vorrebbe soltanto urlare, sbattere la testa contro un muro, prendere la macchina e correre chissà dove. E invece rimane ferma, mentre il sudore le si gela addosso e la pelle rabbrividisce e s’aggrinza e freme. Vorrebbe dire che è assurdo, vorrebbe dire che c’entra la volontà, vorrebbe dire che lei andrebbe in capo al mondo, vorrebbe dire che sta arrivando, di non preoccuparsi. Che verrà. E le lettere grasse le rispondono ancora che è impossibile, che ci prova, ma non ci riesce. E la vertigine aumenta, gli occhi si appannano. Ricacciare indietro la vertigine sembra impossibile, tornare indietro di quel attimo necessario a rimanere razionale. E vorrebbe dire che le mancherà che non può, che non può vivere sola, che vedere la sua casa vuota sarebbe la peggiore delle punizioni. Ma si sente risucchiata da un vortice nero. Corre controsenso, cerca di tenersi aggrappata alla realtà con quanta forza ha in se. E comincia a parlare a vanvera. Va contro ogni idea, ogni sentimento, ogni decisione che ha preso negli ultimi giorni. Dice quello che prova, quello che vuole. Dire la verità non è mai una buona idea: si è nudi davanti agli altri e loro vedono bene i punti deboli e precisi dove piantare le loro acuminate lance alfabetiche. Ma anche lui è nudo. E poi, forse, la verità non è poi così male se si vomita dal cuore il nucleo centrale di ogni male. Se si butta via il veleno succhiandolo via tutto insieme, poi arriva il dolce del sangue puro. Scrive veloce sbagliando la metà delle parole, annientata dalla paura, dal dolore, dalla rabbia di non fare, nemmeno questa volta, qualcosa di bene per se stessa. Corre contromano sull’autostrada, si affaccia dal finestrino di una metro che entra in un tunnel. Frena a stento i singhiozzi che le vengono dal cuore. Urla in silenzio tutto ciò che non può dire. Poi si alza e scappa via dalla stanza lasciando tutto acceso così come sta. Fa troppo male mettere una parola qualsiasi alla fine di quel discorso. Crede forse di poterlo ancora salvare, si illude ingenuamente di essere così tanto amata da valere il peso di una vita. Corre per la strada fino alla casa di lui. Troppo tempo dopo, arriva. La porta è aperta. La aspetta forse. No. Non ha aspettato.
16 ottobre Salutarti non può essere così faticoso(Salutare è solo alzare una mano e squoterla un po')
c'è nella testa una canzone stonata
che nella bocca cambia le parole
e diventa acida e insensata
fa freddo e caldo
al ritmo della canzone cadono le frasi
cade la neve
cade la pioggia dai miei occhi
ma sono aridi da mesi
nei rapporti tesi
nel mio cambiare discorso
nel mio essere in un luogo di ora ed in un luogo trascorso
scopro le impronte che ho lasciato ieri
traballanti ed intricate
scoprono i mesi, le sere, le giornate
ho finito di aspettare
ho finito di guardare
finito di chiedermi se una parola
avrebbe cambiato il senso stesso di una storia
scegliere,decidere, ordinare,
guardare negli occhi il prezzo da pagare.
apri l'armadio e fammi le tue scuse
ma non scegliere le stesse
quelle le conosco
trovane di nuove se ancora ce n'è posto.
il mio papà è imperatore della cinaSe stai scivolando allora scivola per bene con impegno cadi giù e non ti aggrappare a niente tocca terra se qualcuno ti ha ferito tu parla con lui sbattigli il cuore in faccia non evitarlo perché hai bisogno di un'altra ferita ma soprattutto se piove non aprire l'ombrello aspetta il tuo giorno di sole non puoi fare di meglio se ami una donna cercane un'altra da non amare ti sentirai meno fragile e più capace di amarle allo stesso identico modo se ti sfugge il motivo e la ragione delle cose molto probabilmente c'è un motivo e c'è una ragione ma non fanno per te ma soprattutto se piove non aprire l'ombrello aspetta il tuo giorno di sole non puoi fare di meglio se ascolti una canzone sai bene quando è vera e quando certe volte è solo un pretesto per fare vibrare l'aria ma soprattutto se piove non aprire l'ombrello aspetta il tuo giorno di sole non puoi fare di meglio. (Grazie a Max Gazzè - "Se piove") 15 ottobre non.ho.bisogo.di.te.se.devi.essere.così.bloccare tutto fino all'ultimo sperando che.... Dio, che stupida. Ancora che ci spero. 11 ottobre here we are...Forse ispirate dal Fox e forse dall'amore di Piero Della Francesca per i Beatles Io&Me siamo arrivate ad una conclusione su tutta la faccenda.
Il punto principale di tutto questo è uno: la Coerenza. Tu puoi avere a che fare con le persone più disparate, che pensano tutte cose diverse, e non puoi dire a tutte di si. Però lo fai. Perchè? Ma perchè è di una facilità tremenda dire "Aha, si...hai ragione.. proprio così"; perchè mettersi a discutere quando asseconandoli i pazzi campano tanto bene? E ti lasciano tanto beatamente in pace, soprattutto?
Solo che arrivi ad un punto in cui ti trovi a domandarti cos'è che stai pensando tu. Prima di ficcarti in tutto questo, vedendo qualcosa del genere, cosa avresti pensato d fare? O pensato di pensare?
Gli sputeresti in faccia la tua candida verità, come si suol dire, se solo ne avessi una. Una che non sia quella del vicino, intendo.
E passi ore e ore ad annuire con aria convita e contrita a gente che si agita e gesticola e urla. E alla fine ti fa male il collo per tutto quell'annuire contrito. Poi torni a casa e ti chiedi "Ma cos'è che ha detto?" no, perchè mentre quella/o parlava tu te ne stavi li beato coi tuoi "certo" e i tuoi "si,ovviamente" e intanto pensavi a come colorarti la ciocca.
E poi la morale della favola è che nella vita bisogna fare due cose: buttarsi e impegnarsi. E poi ti trovi ad una certa cena dove ci sta tutta gente arrivata, che si guarda la "casetta-vetrina" e si dice che meglio proprio non può stare. Così decide di fare stare meglio gli altri. E qui arriviamo al "la borghesia,il proletariato, la lotta di classe... cazzo", pechè loro sono arrivati. Ma arrivati poi dove? A dire che sono fighi perchè sono politici/giornalisti/imprenditori, mentre l'unica che trovi figa è una vecchia signora che fa l'attrice.
Buttarsi e impegnarsi. Ma per quanto ti butti e ti impegni c'è sempre gente che "ti fa fare la dieta del camaleonte", come direbbe il nostro caro Hamlet (o forse sua cugina Hamleta, la quale se la fa con Macbeth, non lo so..) ovvero "mangiare aria farcita di promesse".
E proprio per ritornare alla Coerenza vorrei dire che bisogna dar seguito alle parole che si dicono da mesi. Perchè ad un certo punto cominciano a perdere credibilità nonostante tutta la volontà di chi le ascolta di crederci...
P.s Alla fine hai deciso che la ciocca te la fai sfumata.
01 ottobre "il mondo un nostro sogno"Sai che di notte nel sogno
si alzano città e genti,
mostri e fate morgane
dagli spazi misteriosi dell'anima,
sono la tua immagine ed opera, te stesso,
sono il tuo sogno.
Vai di giorno per città e vie,
guarda nelle nuvole e nelle facce,
e capirai sorpreso:
sono tue, tu sei il loro poeta!
Tutto ciò che vive e si muove
davanti a te in svariati modi,
è tuo, è dentro di te,
un sogno che la tua anima culla
passando eternamente attraverso te stesso,
ora limitandoti, ora esplicandoti, sei chi aprla ed ascolta,
sei creatore e distruttore.
Virtù magiche, già da molto dimenticate,
filano l'inganno sacro,
ed il mondo immenso
vive il tuo respiro.
[Herman Hesse] |
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