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20 agosto

DuBlIno duemilasette

So che avrei dovuto scrivere qualcosa sull'irlanda quando sono tornata. So che molti se lo aspettavano. Anche io me lo aspettavo.
Cosa posso dire in mia difesa? Che oramai so come vanno le cose. Che ogni anno scrivo questo cazzo di intervento post-college in cui m lagno per aver perso degli amici e tutte quelle cose lì. E ogni anno passano tre mesi al massimo e torna tutto a posto.
Ma quest'anno è stato diverso, un po' perchè non ero sola, un po' perchè ero diversa io, un po' perchè le persone che ho conosciuto le ho sentite molto vicine (ma questo è fuorviante... m succede troppo spesso...) e un po' perchè per una volta non abbiamo (si, io&me) avuto la classica cotta estiva del piffero... non proprio almeno...
Non scrivo perchè spero. Non scrivo perchè per una volta vorrei davvero rivedere quelle persone che per 15 gironi sono state tutto quello che potevo avere.
Non scrivo perchè vorrei arrivare tutti i gironi in ritardo per colpa di Iride. E fare pace ogni volta che litighiamo.
Non scrivo perchè vorrei sentirmi urlare ancora "Ollina!!!" dalla Marty. E farmi curare dai suoi Vivin-C.
Non scrivo perchè vorrei filmare ancora la Manu che si "Ingrifa" con la mia mamma. E vederla ballare Bim Bum Bam con al bocca aperta.
Non scrivo perchè vorrei vedere la Cam sciogliersi la coda se diventa "pericolosa" .E vederla ballare BimBumBam con la faccia concentrata.
Non scrivo perchè vorrei guardare meglio il taglio di capelli della Pol. E preoccuparmi di non tossire mentre lei dorme accanto a me.
Non scrivo perchè vorrei ridere davvero con Simone ora che ho la voce. E mangiare ancora la sua meraviglosa pasta.
Non scrivo perchè vorrei ancora lottare con Matteo a bottigliate. E scigliermi davanti ai suoi strani sorrisi.
Non scrivo perchè vorrei trovare altre cose in comune con Riccardo. E ammazzarmi dalle risate alle sue facce da orsetto.
Non scrivo perchè vorrei tingere i capelli a Marco. E farmi dare quei caspita di contatti di cui favoleggiava.
Non scrivo perchè vorrei tingere i capelli a Matteo. E scusarmi per averlo abbandonato l'ultima sera.
Non scrivo perchè vorrei prendere in giro per tutta la vita Fasc-Fasc. E adorarlo per il fatto che non se la prende.
Non scrivo perchè vorrei svegliarmi e vedere tutte le mattine Ric-ardo che parte comodo. E ridere di lui.
Non scrivo perchè vorrei dormire tutte le notti con il Boss con il decolorante in testa. E fargli i capelli fuxia.
Non scrivo perchè vorrei aiutare ancora Nico a recitare. Ed essere fiera di lui ed ammirare la sua bontà d'animo.
Non scrivo perchè vorrei vedere tutte le mattine sorgere PiùBlù. E sdilinquirmi davanti a tutto quel ben di dio.
Non scrivo perchè vorrei avere lapossibilità di palpare il culo al Rosso. E non morire per le botte della sua nuova fidanzata.
Non scrivo perchè vorrei dimostrare a SteVen e a StePHen che la mia pronuncia merita molto di più. E non solo quella.
Non scrivo perchè vorrei scusarmi con Emiliano se sembrava che scappassi dal suo gruppo. E non mi divertissi.
Non scrivo perchè vorrei che Erika si intenerisse ancora davanti a me e Iri che litighiamo. E non facesse più quello sguardo tradito.
 
Non scrivo perchè vorrei non aver diementicato nessuno ma so di averlo fatto.
 
Non scrivo perchè vorrei parlare tutta la vita con il vosto accento, e dire"Su di sopra" e "Giù da basso nella casa di sotto" normalmente, vorrei sentrimi chiamare tutti i giorni "Ollina", sentirmi dire che recito bene o che se continuo a non mangiare e bevo altro caffè morirò. Vorrei andare a letto tutte le notti con le vostre voci che mi ronzano in testa e soprattutto con le barzellette di Matteo ben fresche nella memoria. Come la sua voce. Come le vostre voci.
Vorrei dire tutto quello che c'era da dire e non è stato detto. E poi dirlo ancora.
E farvelo entrare in testa che vi voglio bene e che non mi scorderò di voi. 
E mi sembra strano non avere Iride intorno che urla e sbraita o se la prende comoda se siamo in ritardo.
Anche parlare al singolare mi sembra strano quando parlo di me.    
Buonanotte Ragazzi.
Domani solito appuntamento alle otto meno un quarto e ricordate.... Se c'è il cheese cake... è MIO!!!!
 
 
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"non era così che doveva andare"

Quando sono tornata m aspettava sotto al portone. Aveva la solita aria da cane bastonato di sempre. Solo che mi ha irritato di più. Erano ore che stavo in macchina al gelo (mi devo ricordare di tappare qualche buco, quella carretta ante guerram è piena d spifferi…) ed ora c si metteva anche lui. Ma me lo aspettavo.

Ci ho messo tre ore per trovare un posto. Ce ne erano una quantità ma ho sperato che vedendo la macchina fare il giro pensasse di aver sbagliato e desistesse.

Purtroppo è cretino ma non fino a questo punto. E purtroppo io ho una macchina arancione.

Quando ho deciso infine d parcheggiare, proprio davanti a lui, (tanto non aveva senso fasi strada in più quando sapevo che sarebbe restato) ho finto di cercare qualcosa molto a lungo. Nulla.

Lui lì imperterrito.

 ‘Fanculo.

Quando mi ha vista bene ha fatto due occhioni tanti che sembrava più occhi che faccia. Poi ha spalancato le braccia e mi ha stretta goffamente. Io immobile gli davo qualche pacchettina sulla schiena. Che caro.

Si, certo.

Mi ha presa per mano e mi ha tolto il borsone dalla spalla per portarlo lui.

 Solo che pesava troppo e ha cominciato a trascinarlo nell’androne. Poi per le scale. Stum. Stum. Stum. Quando ho sentito il rumore di qualcosa di metallico non ce l’ho fatta più. Gli ho preso il borsone e me lo sono caricato in spalla. Dio, che ragazzino. Non pesava poi così tanto.

Mi ha aperto la porta togliendomi le chiavi di mano e mi ha fatta sedere su un divano. Io impassibile lo assecondavo. Ero atterrita. Non lo volevo lì. Non lo volevo.

Ad un certo punto si siede vicino a me e mi accarezza un braccio. Le sue mani lisce, tipiche del lavoro intellettuale, mi accarezzavano le braccia. Ero nauseata. Odio le sue mani. Odio il modo viscido che ha di passarmele sul corpo quando facciamo l’amore. Odio le sue mani lisce, mi danno l’idea del piatto pronto, del minimo sforzo, della vita facile. Le odio.

Mi ha attirata a se e ha cominciato a baciarmi girandomi il viso dalla sua parte. Prima sulla guancia, poi pian piano verso le labbra. Ero tutta un brivido. Mi stava bagnando tutto il viso di saliva.

Ha fatto tutto da solo. Il mio “Sono stanca, ti prego” lo ha stranamente bloccato e senza il mio contributo a continuato a divertirsi da solo.

Mi è toccato stringerlo a me mentre veniva, mi ansimava nell’orecchio col suo alito caldo e acido, si strofinava sulle mie cosce. Poi mi sono sentita bagnare la gamba. Cazzo. Quel cretino non era riuscito nemmeno a venire nel fazzoletto.

Ho trattenuto un conato di vomito. Un altro. Un altro ancora. Al quarto conato mi sono dovuta alzare e correre in bagno.

Ho fatto appena in tempo ad arrivare al gabinetto che ho vomitato per cinque minuti buoni.

Odio vomitare. Mi sembra sempre che non riuscirò mai più a respirare. Quindi piango. E mi si tappa il naso. Allora davvero non riesco a respirare. È terribile.

Quando ho alzato il viso verso lo specchio ho incontrato il mio viso stravolto, con tutto il trucco colato. Poi ho abbassato lo sguardo e ho visto la macchia bianchiccia sulla mia gonna rossa. Ho vomitato di nuovo. Mi è sembrato di vomitare tutto il cibo mangiato in una vita. Ho tenuto gli occhi sempre chiusi.

Ho aspettato di ritornare a respirare normalmente e poi ho aperto gli occhi e guardato nello specchio. Lui era dietro di me. Aveva un sorriso imbarazzato sul viso. Ha fatto un passo verso di me.

Decisa ad ignorarlo mi sono sciacquata il viso e ho tirato lo sciacquone. Poi mi sono tolta la gonna e l’ho lavata al lavandino. Lui era sempre dietro di me che guardava alternativamente me e il pavimento di piastrelle celesti. Ho appoggiato al gonna sul mobiletto e ho tirato un respiro profondo. Poi mi sono girata.

Lui ha alzato la testa speranzoso e mi ha interrogata con quei cazzo di occhi da cane. Mi sono stretta nelle spalle. Riusciva a farmi sentire imabarazzata. Il bastardo.

L’ oltrepassato senza più guardarlo e mi sono diretta alla mia camera. Mi sono spogliata e mi sono infilata nel mio letto. Lui dietro a spiare ogni mia mossa. Dopo cinque minuti paradisiaci in cui ho davvero creduto che se ne fosse andato,  è venuto e si è infilato nel letto poggiandomi una mano sul culo.

Sono rimasta immobile. Magari, se davo l’impressione di dormire, mi avrebbe lasciata stare. No.

Mi ha preso per una spalla e mi ha girata supina. Piano piano a cominciato a tirarmi su la canottiera. Seguiva la canottiera che saliva leccandomi la pancia con la sua lingua cala. Mi ha sbattuta tutta la notte

Ora dorme ancora il suo sonno del giusto.

Devo ricomprare il gin.